giovedì 24 gennaio 2008

Duchamp

La riunione è finita, è l’ora di pranzo, ma non si capisce chi pranza solo o insieme a chi.
Tutti si guardano intorno, ma nessuno vuole invitare o farsi invitare.
C’è il massimo rispetto dei rispettivi impegni e non si vuole forzare un invito.
Nonostante sia il 23 gennaio, ci si scambia ancora dei distratti buonanno.
Si parla ancora un po’, diciamo, si cincischia ancora un po’.
Ma io devo andare in bagno.
Meglio: è un’ora che ci devo andare, e continuano a riempirmi il bicchiere d’acqua.
Ho un disperato bisogno di una toilette ma non posso muovermi perché devo verbalizzare.
A dire il vero, la pressione della vescica non mi dispiace.
E’ come sedersi sull’autobus dove c’è la ruota, i sobbalzi mi fanno sempre un po’ bagnare.
Eppoi sarà il pizzo che striscia sulla parte per niente addobbata della mia … beh, whatever.
Di più, domani luce pulsata dall’estetista, stasera lui dovrà aiutarmi a rifinire, altroché uscire col suo amico.
Torniamo in noi: se perdo qualche commento, stai sicuro che è determinante per l’impostazione delle prossime attività: poi devo chiedere, e mi fanno perdere tempo…

Sono in una sala riunioni nuova, mi guardo intorno, non c’è nessuna indicazione.

Ci sono una ventina di telecamere che spiano a spot i vari angoli di Milano.

Io non ne posso più e questi continuano a parlare, in piedi davanti al tavolo.
Provo a chiedere ad un ragazzetto che controlla in simultanea ben 4 video, e mi dice che è fuori.
Cerco di farli smuovere, perché l’uscita è bloccata dai vari gruppetti.

Osservo l’unico giovane che, con zaino alle spalle, ha anche lui mostra una strana fretta.
Gli dico chiaramente che lo saluto per approfittare di questo momento per andare in bagno.
Magicamente trovo un po’ di considerazione sentendomi dire che anche stava cercando la stessa ambita stanza.
La troviamo.

Cerco una sagoma femminile, ma non la trovo.

Allora cerco per esclusione quella maschile, ma non c’è.

Al Comune di Milano, in piazza Beccaria, i bagni sono unisex, proprio quelli del quale avrebbe bisogno l’on. Luxuria.

Nell’antibagno c’è un lavandino con tanto di sapone e salviette.
E nella zona water ci sono rispettivamente; alla mia destra una fila di 5 opere di Duchamp (che cultura, eh?) per i maschietti che la vogliono fare in piedi ed alla mia sinistra 5 porte.

Inizio ad aprirle, una peggio dell’altra.
Alternate trovo turche e water.
Intanto lui è dietro di me.
Alla fine mi decido, preferisco il secondo.
Appoggio la borsa, alzo il vestito, giù le mutandine, voilà solo autoreggenti, (se mi vedesse F. …)
SILENZIO ASSOLUTO.

Mi viene in mente mio marito, quando mi spia mentre faccio pipì.

Rabbrividisco al pensiero che al giovane possa fargli lo stesso effetto.
Trattengo….trattengo…..silenzio ….
SILENZIO
... poi sento lo sciacquone….

Bene ne approfitto e faccio veloce…faccio scorrere l’acqua.
E lì ho un orgasmo, quasi silenzioso, maledetto M-pensiero.

“Signora, si sente bene?” fa lui da dietro la porta.
Ma vattene, va, te la do io la signora: di sicuro ne so di più di quelle che te lo menano nei cessi in università e che riprendi con il telefonino.
“Benissimo, è che non ce la facevo più”
Esco, mi lavo le mani.
Lui mi raggiunge.
Si lava le mani.
Mi guarda.

In silenzio, raggiungiamo gli altri.
Nel frattempo d’accordo: si va a pranzo insieme, alle 14.

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