Interno, notte, camera da letto, luce spenta, Dave Brubeck (“Strange meadow lark” tempi dispari) nello stereo.
“Hai voglia di parlare?”
“Si e no, è stata una giornata pesante. Ti ascolto”
“Oggi sono uscita con il tuo amico. Mi ha portata a pranzo. Anzi l'ho portato io. Chissà se ci teneva veramente. Era un po’ ombroso, non brillante come di solito"
“Ha un sacco di pensieri, l’affare rumeno lo sta assorbendo. Senza parlare dei server… dimmi, sono curioso com’è andata?”
“Vuoi proprio che te lo dica?”
“Le donne. Prima mi neghi il sonno, poi tentenni. Parla, orsù”
“Beh, sai, ero proprio carina...”
“Non mi sembra una novità, in fin dei conti, tu pensa a sorridere che io penso a vendere”
“Ho capito, caro il mio cinico d’accatto, ma se facessi così con tutti i tuoi clienti?”
“Che c’entra, lui è uno dei nostri major accounts, poi non abbiamo detto che era un gioco? Ad un certo punto se le cose non vanno passo indietro, no?”
“D’accordo, mi fai andare avanti?”
“Please, go on”
“Niente, è completamente diverso da come me lo immaginavo. Addirittura tenero”
“Tenero? Ma stai scherzando? Ti ho mai raccontato di quella volta in birreria quando…”
“Yes baby, almeno cinquanta volte. Il vostro viaggetto in Germania. Sono passati otto anni”
“Scusa, non ti interrompo più”
“Io ho giocato un po’ a fare la … beh ci siamo capiti. Copione seguito alla perfezione: minigonna, tacchettino, addirittura l'autoreggente. Mi sono messa a parlare del suo cliente di intimo, per capire a se si era accorto che indossavo un WW, oppure nulla!”
“Nulla? Non l'hai mai fatto!"
“Infatti. Almeno fino a metà pranzo…”
“Ehhhhh? Guarda che è pericoloso, lui non è normale!”
“Che ti succede, sei geloso?”
“No, adesso sono preoccupato”
Interno, notte, camera da letto, luce accesa, John Coltrane (“Lush life” se lo volete sapere) nello stereo.
“C’era bisogno d’accendere la luce? Non è quello che hai sempre voluto?”
“Se rimango io alla guida, si, se mi buttano fuori dall’auto in corsa, no. Io voglio il controllo, condurre il gioco. Ho dato la colpa ai pastis quando mi ha detto che era pericoloso...”
“Non mi sembra che questo gioco sia pericoloso...”
“Ma come parli! Ma ti senti?! Non hai mai detto così... Non è il gioco, è lui! Lui è pericoloso”
“Mi stai facendo confondere... Smettila. Voglio dormire”
Interno, notte, camera da letto, luce spenta, Wayne Shorter (“A remark you made” curiosoni) nello stereo.
“No, c’è ancora una cosa”
“Che c’è?”
“Ma a Dolceacqua…”
“Si?”
“Non eri da solo, vero?”
“Che c’entra? Sapevi che lei voleva vedere il lavoro per l’Ente Statale Energetico, è venuta con me”
“Quindi mi stai dicendo che siete andati a Dolceacqua al Cislonga 4 stelle, noh?!”
“No. Siamo andati a Dolecacqua, e basta. Al Cislonga 4 stelle ho solo cambiato Tutatis e... beh, lei ha fatto pipì”
”Allora siamo pari”
“Pari?”
Interno, notte, camera da letto, luce accesa, Charlie Parker (“Everything happens to me” per esperti) nello stereo.
“Voglio dormire... E poi a te non piace se dormo?! Sono stanchissima non ce la faccio a stare sveglia...”
“Piantala altrimenti ti addormento per sempre...”
“Ehi, che ti succede?”
“Vabbè, dai, hai ragione è quello che forse ho sempre voluto. Ma mi preoccupo per lui”
“Non devi. Non più. Non ora. Era felice credici”
Interno, notte, camera da letto, luce spenta, Lester Young (“These foolish things” listen to the Pres) nello stereo.
“I love you madly”
“Che?”
“Lo diceva al pubblico Duke Ellington alla fine dei suoi concerti”
“Come fai a saperlo?”
“Indovina?”
“E’ pericoloso, credici”
“Mai quanto te adesso, ora piantala e scaldami... ho sonno, fammi le coccole...”
domenica 27 gennaio 2008
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