E così son fuori dalla porta di questo locale cinese, con una voglia di pasta al ragù della mensa che non hai idea.
Ma lei ha voluto così.
Metti che sia una prova, che voglia capire quanto sia grande il potere che esercita su di me. Devo comportarmi bene.
No, devo resistere, anche se gli spaghetti di soia mi tornano su, devo tenere duro, se voglio conquistarla. Inspirare profondamente e rientrare nel ristorante.
Banzai.
Lo so che è giapponese, ma i cinesi non gridano, al limite ti sorridono e dicono “involtino plimavela?”.
Stanotte a casa, poi, mi diluvio un Malox, mi shakero un’Alka Seltzer mi faccio un bicchiere della staffa a base di Geffer, ma adesso devo tener duro, per carità.
Sta finendo, questa cena cantonese, conto gli attimi che mancano al fatidico “che si fa?”.
“Dove andiamo, ora?”
“Decidi tu, vedo che sei un'esperta in fatto di locali”
Sto mentendo, forse si capisce, vorrei rispondesse ‘da te o da me?’
“Ci sarebbe una rumeria, qui sul lago”
Ecchecaspita è una rumeria? Ho bisogno di una parafarmacia, sento un movimento strano, ahia, non va.
“Certo che bell’idea, io amo il rum”
“Dai, che bello! Prima la passione per il cibo orientale, adesso il rum. Abbiamo già due cose in comune!”
Ciccia mia, l’unica cosa che vorrei in comune con te adesso è quello che porti sotto la camicia, o sotto la gonna, scegli tu.
“Davvero, due belle passioni, non vedo l’ora di bermi un bel rummetto invecchiato, dai facciamo in fretta”
Dio che locale da pirla, ma gli "iuppi" non erano spariti con gli anni 80? Ordino qualcosa che non so, un coso caraibico con un nome da pirata, lei invece una tisana.
Tisana? In rumeria? Mi stai prendendo in giro? La tisana te la potevo fare io, ci ho una collezione di tisane, belle ordinate in cucina, e io avrei potuto bermi una Becherovka che mi fa tanto bene, ecco.
“Sai oggi ho fatto una pazzia”
Cosa? Hai scelto il biancospino, invece che il misto frutti rossi? Hai cambiato smalto per le unghie?
“Assì? E che cosa?”
“Sai l’altra volta, quando ci siamo visti, passando davanti a quel negozio di …”
“DI? Dimmi, non ricordo, ne abbiamo visti tanti, in quell’outlet”
“Intimo”
La parola magica, eccola, è arrivata. Sento che il sangue sta cambiando direzione, dallo stomaco al plesso solare. Dite che mi scaldo per niente? Beh, sono un ragazzo alla buona, io. Venuto su a diopatriaefamiglia.
“Ah si? Non ricordo” Mento, pure male ma c’è poca luce e non se ne accorge.
“Si, sai avevo visto quel reggiseno strano, solo col ferretto e senza coppa e…”
E? Cosa, dimmelo, sennò mi salta una coronaria.
“ …e ieri son tornata e l’ho comprato, per giocare, con te”
“Amore, che bella sorpresa”
Cosa stai dicendo? Amore? Mentiresti anche sul tuo nome in questo momento.
Diresti che quella ciofeca caraibica che stai bevendo, dal nome piratesco che nemmeno Gionnidep, è la cosa più buona che ti abbia mai servito un barista, pur con la faccia da cretino come quello che sta dietro il banco, su questo pianeta.
“E… no scusa, mi vergogno un po’”
Vergogna? Aspetta che ti abbia portato nella tana, eppoi vedi la vergogna.
“Su dai non lasciarmi in sospeso”
“Ho comperato anche i copricapezzoli, però adesso non farti brutte idee su di me, io solitamente non porto certe cose. Stasera li ho indossati per gioco, spero che non ti dispiaccia.”
DISPIACERMI?
“Maddai, che bello”
Bella frase, bravo. Di meglio non ti viene, eh?
Mentre deglutivo quell’anatra laccata i tuoi capezzoli premevano addosso a due pezzettini di plastica?
Intanto che spingevo giù a forza quel wonton, la pelle dei tuoi seni era libera e si strusciava sotto il cavallino polo?
Sento un mancamento, se adesso mi dice che sotto alla gonna ha un Wicked Weasel, prendo ferie e scappo con lei al Motel Charlie e passo i miei prossimi dieci anni sulla Paullese.
“Scusa, non volevo turbarti, ma sento una grossa sintonia tra noi”
Trattieniti, non uscire con una battuta stile Bagaglino, abbozza, piuttosto.
“Macché, figurati”
E ti si ferma tutto lì, sull’invenzione del Signor Yoshida.
Ricapitoliamo, hai le tette di fuori, probabilmente un sottile filo australiano sta dividendo il tuo callipigio derriére e io son qui che…
Mi risveglio, il viso del barista davanti al mio.
Il barista?
E lei, dov’è?
Ho la vista annebbiata ma sembra stia parlando con un armadio vestito da paramedico del 118.
Sento freddo e caldo insieme, che sensazione.
Tipica.
Maledetta.
Cinese.
venerdì 11 gennaio 2008
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