sabato 12 gennaio 2008

The Paris Match (the other side of…)

E’ sera, la pioggia cade pigra dal cielo. Guardo fuori dalla finestra. E’ bella Parigi, umida. E’ bella Parigi, sempre. Avvolto nei miei pensieri sento bussare alla porta. E' un suono ovattato che mi giunge da lontano.
“Avanti”, mi sorprendo quasi urlare, quando mi accorgo del tempo che è passato. Mi giro e la vedo entrare, sorridente ed affascinante come sempre. Mi saluta con un semplice ciao.

“Che bello vederti qui” rispondo e mi avvicino per baciarla, sulle guance. E’ così da anni, da quando l’ho conosciuta. E come tutte le volte, sento le farfalline nello stomaco. La osservo: è professionale, elegante nel suo tailleur crema. Calma, mi rendo conto che la sto scannerizzando… Un’occhiata fugace, disinvolta, alle gambe e giù fino alle caviglie. E’ in forma stupenda, come me la ricordavo.

“Hai visto che alla fine ce l’hai fatta a venire a vivere a Parigi?”, le dico sedendomi alla scrivania. Indico la sedia di fronte a me: “accomodati” .
“Anche tu però sei finito qui, ti trovo bene”
“Grazie. Si, ma io non ci tenevo veramente. Volevo fare l’imprenditore”, le dico ridendo.
“Sai, dopo quel fatto, le cose si sono messe male.“ L’osservo mentre accavalla le gambe. Non ho voglia di parlare eppure è qui solo per questo.
“Ma ora non mi posso lamentare”, liquido così la mia storia. Non sono mai stato bravo a raccontare di me.
“Comunque sono felicissimo che da ora in poi lavorerai con noi. Da dove vuoi iniziare?” le chiedo fingendomi ansioso.
“E se iniziassimo domani?” fa lei.
“Certo, perché no?!” rispondo dubbioso. E’ già stufa penso.
“Ma tuo marito che fa? Ti aspetta giù nella hall?”
La mia mente vaga alla ricerca di una scusa per trattenerla. Che ne so: una tonnellata di documenti da firmare, una presentazione urgente da mostrare, il suo nuovo ufficio…nulla! Non mi viene in mente nulla.

“Ho mandato mio marito a cena con una mia amica” Ride.
Non sono sicuro di aver capito bene. Lei invece capisce subito che sono sorpreso: “Si, con tua moglie! E’ da quando tu sei in Francia che lui non la vede. Ci teneva, ma è un timido. Mi ha anche brontolato, come al solito!”
Sorrido, sono sollevato, leggero, capisco di avere il tempo necessario “E’ sempre uguale, non cambierà mai! E’ anche per questo che gli sono così affezionato”
“Ti tocchera farmi compagnia questa sera e portarmi a cena!” Dice alzandosi dalla sedia “Dai muoviti che ho fame”. Mi gira la testa. Mi tornano alla mente ricordi, ma non poi di così tanto tempo fa.
“Scommetto che ti va di andare in un ristorante Indiano” Le dico certo della risposta.
“Si, ma chic!” fa lei. “Indiano e chic… fanno a pugni.” Le faccio l’occhiolino. Mi sento un ragazzino. Le “farfalline” impazziscono.

Mi infilo la giacca, prendo la ventiquattrore con il PC. Un gioiello: poco più di sette etti, la potenza di un server di pochi anni fa, un proiettore olografico come display che si vede quasi come gli ultimi LCD. Per vendere la tecnologia bisogna prima averla.
La seguo fuori dalla porta. Non è da cavaliere, mi rimprovero, ma mi consolo osservadole il fondo schiena mentre ci incamminiamo verso l’ascensore. Sempre gli stessi ricordi: la macchina fotografica, la Senna, il capodanno in treno, il pizzo, Topolino.

Sorrido dietro di lei, scuotendo leggermente la testa. Lei, come avvisata da un sesto senso tutto femminile, si volta lentamente a incrociare il mio sguardo. Le mani si sfiorano premendo assieme il tasto di chiamata dell’ascensore.

La cabina scende rapida, guardo il conto alla rovescia sul display, ancora ricordi. Premo lo stop quando siamo al terzo piano. “Cosa fai? Sei impazzito?” Chiede lei.
“Ho una proposta: 60mo piano, galette des rois, Sauternes e Champagne?”
“…au frangipane?” fa lei.
“Au frangipane, bien sure! Se ricordo bene...” Le rispondo mentre premo il pulsante per risalire.
“Sei matto… Ma dove lo prendi il vino e la torta?”
“Non preoccuparti. Conosco un posto, Rue de Rivoli, numero 80. Sono uno dei loro migliori clienti. Conosco la Zingara da anni. Abbiamo corso un rischio io e tuo marito! In mezz’ora avremo tutto quello che ci serve con il vino alla temperatura giusta”.
Mi guarda ed io mi sento come un bambino preso con le dita nella marmellata. “Non lo molli mai il tuo PC?” Chiede “Uhh, beh, si, cioè no. Sai com’e’…”
“Ma nella valigetta hai anche gli altri…tools?” Domanda maliziosa. Affiorano i ricordi, mi sento arrossire, o forse no. Rido “Beh, non bisogna mai farsi trovare impreparati”.

L’ascensore apre le porte. Il sistema di gestione dell’edificio aveva spento le luci normali ed acceso quelle notturne agli UV. Pochi tasti premuti su una console nell’atrio e l’ambiente di nuovo si trasforma con luci soffuse e musica (ma non ne ho mai capito nulla).
“Sarà bello lavorare qui” Dice lei
“Vieni, ti mostro la nostra sala riunioni. Di notte la vista dei tetti di Parigi è fantastica, ricordi?”
“E il Sauternes? Non dirmi che non ti piace più farmi ubriacare…” Mi segue, sento che si sfila le scarpe…
“No, questo no… Ma sono passati anni e poi… Ci sarebbe la panna montata” Farfuglio sempre più accaldato.
“La panna montata? Ma cosa stai dicendo stupidone!”
“ Lascia stare, ti spiego un’altra volta…forse.” La bacio sollevandola e facendola sedere sul grande tavolo di cristallo nero della sala.
“mmm Le corde?” Mi sussurra all’orecchio
“Tranquilla, non mancano… Ma questa volta non mi limiterò a legarti solo i piedi” Le dico mentre i ricordi svaniscono diradati dall’eccitazione del momento.
“E il Sauternes…?”

"Le Donne sono fatte per essere amate non per essere comprese"
O. WILDE

4 commenti:

Anonimo ha detto...

oh la la

Anonimo ha detto...

...et voilà!

Anonimo ha detto...

... ma poi al ristorante indiano, avete disdetto la prenotazione oppure avete prenotato il BRUNCH del mattino dopo ???

Anonimo ha detto...

Estica!!!

Non mi sarei lasciato sfuggire un BRUNCH all'indiano per nessuna cosa al mondo, naturalmente!
....mmmmmmmmmm.....