Sto per tradirla, lo sento, mi sta partendo nella testa qualcosa che non so fermare e , quel che è peggio, non voglio.
Da troppo tempo ci penso e quando ci rimugino, prima o poi, lo faccio.
È vero, potrei fermarmi appena un attimo prima, assaporare la prossimità della vittoria poi tornare indietro: un coito interrotto mentale.
Ma non lo farò, mi hanno tagliato i tubi dei freni, il liquido scorre per terra, la discesa è già iniziata.
Stamattina mi ha baciato sulla bocca e se n’è andata, come ogni mattina. Ho un giorno di ferie: tutto per me e per te.
Esco un attimo, devo comperare qualcosa per pranzo, non posso invitarla qui e non offrirle uno stuzzichino, un minimo di buone maniere bisogna mantenerle.
Torno con la borsa della spesa, pane, olive, formaggini francesi, vino bianco di Franciacorta.
Sto preparando e intanto canticchio “Just the way you are”: Billy Joel mi è sempre piaciuto. Ricordo che tenevo il testo appiccicato alla porta della mia camera. Penso di averla ascoltata migliaia di volte e di non averla capita del tutto.
Mi piaci cosi come sei, non provare nuovi vestiti, non cambiare il colore dei tuoi capelli, rimani come sei, come ti hanno fatta.
Cerco l’avventura con qualcuno diverso da te, almeno ci provo. Non so perché, o faccio finta di non saperlo.
Il motivo è semplice: devo sapere come sei fatta, non ce la faccio più. È un po’ che ci sto studiando sopra, sto perdendo sonno e fantasia, come in quella canzone napoletana.
Devo curare questo male, omeopaticamente, con la malattia.
Ho spostato il tavolo tardo brianzolo e ho apparecchiato per terra, come se fosse un pic-nic indoor. C’è anche il cestino comperato all’Ikea, quello falso inglese con le stoviglie di plastica: che cheap.
Ti ho dato l’apri-cancello, così puoi scendere nel sotterraneo e entrare in casa mia senza farti vedere, ho dei vicini onnipresenti, non posso rischiare.
Sento aprire la porta del garage, freddo sotto la lingua, faccio un respiro: it’s showtime, si va in scena.
Tacchi sulle scale, passi conosciuti, i tuoi, ti accolgo col migliore dei sorrisi, quello che non sfodero tanto spesso, è poco coniugale. Prendo in consegna giacca e borsa, lentamente, mentre ti guardi in giro, scrutando una stanza che hai già visto altre volte.
Amici di famiglia, io e te.
Questo mi blocca all’improvviso, lei è la tua migliore amica, ed è mia moglie. Scrupoli? Adesso? Non pensarci nemmeno, questo è il punto di non ritorno.
Driin, la porta.
Ci guardiamo.
Aspetti qualcuno? - dici.
Io scuoto la testa - No, no, chi vuoi che sia.
Driiiiiiiin. Più nervoso. Chi può essere, dallo spioncino vedo un viso, è lei.
E adesso?
Rapido, ci vuole una soluzione, dai pensa. Apro?
Non apro?
Che faccio?
Sa che sono a casa, conosce la mia pigrizia.
E in quel preciso istante tu hai già aperto a lei.
Freddo sotto la lingua, adrenalina, ancora.
- Ciao che ci fai?
- Dimentichi che abito qui? Ciao sei venuta a trovare il mio maritino?
- Si doveva portarmi il preventivo. Già che c’era le ho proposto un aperitivo.
- Grande idea, allora mi unisco, se non do disturbo.
- Chi tu? Dai non scherzare.
- Che dici mi fermo?
- Certo – rispondi tu – ti aspettavo.
- Aspettavi? Allora…
- Caro il mio maschio, ci sei cascato. Che credevi? Che avrei fatto fessa lei per te? Mi sei simpatico, vero, ma da qui a finire a letto con te ce ne passa.
- Ma che hai pensato, io…
- Io cosa – fa lei – neghi l’evidenza? Hai portato il necessario, vero?
- Certo, ho tutto nella borsa.
Ecco perché era così pesante. Ho paura a pensare cosa ci possa essere dentro.
- Avanti amore mio sali le scale, non ho voglia di aperitivo, e non ne ha voglia nemmeno lei.
- Sante parole.
Mi hanno bendato, messo in mutande e legato alla sedia dello studio.
Penso di essere ai piedi del nostro letto, sento odore di lubrificante alla fragola. Adesso tornano alla mente gli sms che ho mandato ieri a lei, che sia il contrappasso? Una leggera paura si sta facendo strada dentro di me e speriamo sia solo quella.
Ho una mano libera, la destra, ma l’avambraccio è bloccato e non riesco a togliermi la benda, arrivano piccole risate soffocate da due voci conosciute.
- Mi volete liberare o no?
- No – è lei che parla – devi aspettare.
- Vero – fa l’altra – adesso tocca a noi divertirci.
Spero che la collezione privata di mia moglie non si sia arricchita a mia insaputa, non vorrei essere io il beta-tester di qualcosa di vergognosamente penetrante.
Rumore di fibbia, metallico, cinghia che si slaccia, no la violenza no, non la sopporto. Aspetto il colpo, niente. Cade per terra, o così mi sembra. Fruscìo di vestiti che cadono, immagino. Adesso non voglio che l’unica parte mobile e libera di me, a parte l’avambraccio, si alzi, mi vergogno.
Cerco di pensare ad altro, funerali, incidenti addirittura, mi sa che non ci riesco.
- Ometto, cerca di dominare i tuoi istinti, lavori troppo di fantasia e lui se n’è accorto.
- Vero , non è bello vedere le mutande a tenda canadese… tendina, mi correggo.
Perché mi è venuta questa idea, perché?
Potevi tentare di farti chiunque ma non un’amica di tua moglie, deficiente.
Ah, la luce, tutto ad un tratto.
OH MIO DIO; NO!
In ginocchio sul letto ci sono loro due, nude, per mano. Bellissime, certo, però a me vengono in mente solo le gemelle di “Shining”.
Niente, la parte mobile è inarrestabile, la vergogna si sovrappone all’eccitazione, e l’ultima vince due a zero.
- S. ti ho mai detto che hai dei bei seni?
- No, ma apprezzo il complimento, vuoi toccarli?
- Posso? Non ti dispiace, caro?
- Per favore…
- Appunto, non ti dispiace.
Tutto avrei pensato tranne che mia moglie potesse accarezzare un’altra donna, e l’altra le sta ricambiando il favore, la scena mi manda fuori di testa.
- Liberatemi, vi prego.
- No caro, volevi fare il furbo, fregarci, nossignore. Siamo più furbe, più amiche della media delle donne, e tu sei solo un povero maschio, vile.
- E adesso?
- Adesso spettacolo per te in esclusiva, appena arriverà l’altro gonzo.
- Chi? Lui?
- Certo che si, doppia coppia. Peccato che voi due non sappiate divertirvi.
- Come…
- Sbaglio o stanno suonando? Vai tu. Già che ci sei qui ci sono le corde, anticipalo sul tempo, che lo mettiamo nella collezione.
- Certo, sarà indimenticabile.
venerdì 11 aprile 2008
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